Mancano pochi giorni al memorabile 25 aprile. Una data significativa che gettò le basi per ricostruire un Italia lacerata dal nazifascismo, attraverso la convivenza civile, la libertà, l'uguaglianza, la giustizia e la democrazia. Valori che diedero vita alla nostra Costituzione Italiana. Sono centinaia di migliaia i partigiani che si arruolarono per contrastare il regime fascista dell'epoca. Di questi moltissimi morirono in battaglia o vennero giustiziati o internati nelle carceri. Nonostante il loro modesto equipaggiamento e il loro ridotto arsenale compirono oltre 6500 attacchi contro le forze nazifasciste. La resistenza sviluppò una propria filosofia, perché diventare partigiano all'epoca aveva un significato molto più profondo.Non significava solo combattere l'oppressore, ma soprattutto guardare al futuro con un sentimento di speranza, quello di inziare una nuova vita. Così chi decideva di contribuire alla giusta causa lo faceva nella consapevolezza di cancellare il proprio passato. Esprimere la propria opinione, partecipare al confronto e alla discussione, erano questi gli elementi che distinguevano i partigiani da un esercito regolare. Una tradizione che arrivava da lontano, ereditata dalle camice rosse di Garibaldi, dove l'elemento fondante era quello di far sentire la propria voce e di organizzarsi democraticamente.Nei ranghi dei partigiani non era importante il nome acquistito e riportato all'anagrafe, ma fu il nome di battaglia che sanciva la conquista della nuova libertà. Fulmine, Lampo, Tarzan, D'Artagnan, Volpe, Tigre erano alcuni dei soprannomi che andarono a sostituire quelli veri e vennero modificati ogni qualvolta ce ne fosse stato il bisogno, per motivi di sicurezza.
Anche le donne in questi dolorosi anni acquistarono una nuova identità, diventando loro stesse le protagoniste degli eventi. La partigiana doveva essere libera di mettere in gioco sé stessa e la vita. Migliaia di donne iscritte ai gruppi di difesa parteciparono attivamente alla Resistenza. Di queste molte di loro persero la vita, furono arrestate e torturate e deportate nei Lager nazisti. Ma furono anche quelle non iscritte ai gruppi partigiani che silenziosamente intrapresero azioni di appoggio alla Resistenza mettendo ogni giorno in serio pericolo la propria incolumità.Nonostante nel rigido inverno del '45 le truppe britanniche tentarono di scoraggiare l'azione dei partigiani, timorose che l'Italia potesse trascinarsi nell'instabilità, il 25 aprile del 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale proclamò l'insurrezione contro gli invasori tedeschi.
E' un giorno particolarmente significativo che portò i partigiani a dover affrontare faccia a faccia i nazifascisti. I primi attacchi vennero sferrati nella città di Genova, dove un'intera divisione tedesca si arrese davanti ai partigiani. Ma simultaneamente altre città italiane furono coinvolte in azioni di guerriglia affrontate con un arsenale approssimativo rispetto a quello tedesco ben equipaggiato di armi e munizioni. In quei giorni furono occupati molti edifici pubblici, come le sedi comunali, le questure e anche le carceri per evitare ritorsioni sui detenuti politici. Per il regime oppressore fu l'inizio della fine. Per i partigiani e per il popolo italiano si aprì da quel giorno un nuovo capitolo. L'eredità di quel lontano 25 aprile 1945 è un patrimonio storico da difendere nella nostra memoria. Un passaggio storico indelebile che deve continuare a sopravvivere nel ricordo di coloro, la cui vita è stata spezzata, che hanno combattuto per donare a un popolo i valori e gli ideali di Pace e Libertà.
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